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Universo Postmoderno

Cosa è stato il Postmoderno? La risposta la fornisce il Mart di Rovereto (Corso Bettini, 43) dove fino al 3 giugno è in svolgimento l’esposizione ‘Postmodernismo. Stile e Sovversione 1970 – 1990’.

Curata da Glenn Adamson e Jane Pavitt e organizzata dal Victoria and Albert Museum di Londra, la mostra rappresenta la prima rassegna completa sull’arte, l’architettura e il design degli anni Settanta e Ottanta, un periodo segnato dai controversi tentativi di definire i nuovi scenari culturali dopo le grandi stagioni delle avanguardie moderne.

Il concetto di Postmodernismo è sviluppato a partire dai primi anni Settanta nel dibattito architettonico europeo, per giungere poi a influenzare ogni settore della cultura, e in particolare le arti visive, l’industria musicale e cinematografica, la grafica e la moda.

Si tratta di un nodo cruciale anche per le vicende culturali del nostro paese, che il Mart approfondisce e rilancia nell’edizione italiana del catalogo edito da Electa, con un testo dell’architetto Paolo Portoghesi.

La mostra prende spunto dall’analisi di una serie di idee radicali sviluppate in forte contrapposizione alle ortodossie del Modernismo: un ribaltamento dei concetti di purezza e semplicità, da sostituire con nuove forme e cromatismi, citazioni storiche, parodie, ma soprattutto con un nuovo senso di libertà associato all’architettura e al design.

‘Postmodernismo. Stile e Sovversione 1970 – 1990’, che riunisce oltre 200 oggetti raccolti nei settori più disparati dell’arte, dell’architettura e del design è suddivisa in tre aree cronologiche, che identificano alcuni degli aspetti chiave del Postmodernismo.
La prima parte è dedicata all’architettura, e mostra come riferimenti culturali “alti” e “bassi” siano mescolati per produrre un nuovo linguaggio critico, ideato per sottolineare le inadeguatezze storiche del Modernismo.
La parte successiva documenta invece la proliferazione del Postmodernismo nel design, nell’arte, nella musica e nella moda durante gli anni Ottanta. Performers come Grace Jones, Leigh Bowery e Klaus Nomi si divertono a giocare con i concetti di genere -in tutti i sensi- creando ibridi e personalità artistiche sovversive.
L’ultima sezione, infine, esamina l’esplosione della cultura iper-consumistica negli anni Ottanta. Il denaro come oggetto affascinante per artisti e designer è testimoniato in mostra dal design di Karl Lagerfeld per Chanel, o dai gioielli ideati per Cleto Munari da Ettore Sottsass, Michele De Lucchi e Marco Zanini.

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L’universo di Leigh a Milano

 

La Leggenda di Leigh Bowery attraverso il lavoro di due fotografi di fama internazionale, l’inglese Fergus Greer e il keniota Johnny Rozsa, che dal 1986 al 1994 hanno collaborato con questo poliedrico artista.
Una bella collezione di immagini di forte impatto esposte nel corso della mostra ‘About Leigh Bowery’ curata da Carlo Madesani ed in svolgimento presso la Galleria Camera 16 di Milano (Via Pisacane 16) fino al 7 aprile.
Performer, fashion designer, aspirante pop star e oggetto d’arte, Bowery è stato senza dubbio uno dei personaggi più controversi ed avanguardistici che abbiano mai calcato le scene degli anni ’80.
Ha di fatto cambiato il linguaggio visivo influenzando personaggi nel mondo dell’arte, della moda, della musica. Lucien Freud, Boy George, Antony and the Johnsons, Alexander McQueen, Vivienne Westwood, John Galliano e David LaChapelle solo per citarne alcuni, hanno condiviso e diffuso le sue idee d’avanguardia.
Scomparso prematuramente per Aids nel 1994, Bowery si offre in un’immagine che, in un’ottica transgender, supera la divisione in maschile e femminile nell’aspetto fisico e comportamentale, mostrandoci i codici della seduzione e della comunicazione attraverso il corpo e i suoi vestiti, dando origine a nuovi concetti di glamour e bellezza.

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La fusion di James

Fondendo precisione tecnica, ripetitività e spettacolarità, Anthony James, nome di punta dell’arte USA, mette a nudo l’influenza del Pop e del Minimalismo sull’arte e sulla cultura contemporanee.
Rielaborando i linguaggi visivi del tardo Modernismo (con riferimenti ad artisti come Piet Mondrian, Andy Warhol, Donald Judd e Dan Flavin), il corpus di opere di James sperimenta i mezzi più disparati: strutture in acciaio di altissima rifinitura, misteriose fusioni a cera persa realizzate con l’ausilio del computer, grossolani disegni composti da tubi al neon, meccanismi placcati nickel, intimistici dipinti a olio.

Nelle sue ultime opere, dal titolo ‘Consciousness & Portraits Of Sacrifice’, James racchiude foreste vergini di legno di betulla in vetrine minimaliste simili a un tempio, che si espandono all’infinito grazie al gioco degli specchi e collocano lo spettatore in uno spazio distante e innaturale.
Opere di grande impatto e inquietanti, che saranno fabbricate ad hoc e visibili nel corso della mostra che la Brand New Gallery di Milano (Via Farini 32) dedicherà all’artista americano.

L’esposizione sarà affiancata da ‘Into the Surface’ un’interessante collettiva di artisti astrattisti emergenti e già quotati nei paesi di provenienza.
Il vernissage è fissato per il 12 gennaio (dalle 19 alle 21). Le mostre si protrarranno fino al 23 febbraio.

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Dondup: Total Quality

 

Dopo 11 anni di successi, le intenzioni di Massimo Berloni e Manuela Mariotti sono certamente chiare: cambiare il concetto del denim, così come inteso agli inizi degli anni 2000, con la finalità di offrire un prodotto dalla forte identità ma di classe.
Attraverso la ricchezza delle tele e dei lavaggi, l’utilizzo degli enzimi dello champagne, delle spezie, del guado, delle piante naturali, il connubio di denim e cashmere, Massimo e Manuela sono arrivati a dar vita a capi ricchi di emozioni, con una qualità garantita da una produzione 100% made in Italy.

Oggi queste emozioni si possono vivere ancora più intensamente, entrando nel nuovissimo concept store milanese di Dondup (via Sirtori 34).

Nasce infatti ‘Casa Dondup’: uno spazio dove la filosofia del brand è fruibile attraverso i capi in vendita, ma anche attraverso prodotti come vecchi vinili, libri, oggetti di design, tutti accuratamente selezionati per permettere ai visitatori di percorrere un cammino di stile omogeneo e, va sottolineato, di gran classe.
Gli arredi, le luci e gli spazi sono assolutamente da vedere. Così come è indispensabile godersi una cena presso la “trattoria” al piano superiore. Un ambiente che a fatica si abbandona, dopo aver gustato le ottime proposte enogastronomiche dello chef, condite ed accompagnate dagli olii e dai vini di produzione propria.

Insomma non solo un concept store, bensì l’anima stessa di Dondup aperta al pubblico.

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Remastered Ocean

Sono in svolgimento presso la Brand New Gallery di Milano (Via Farini, 32) due interessanti mostre.

To the Ocean of Everyone Else è la prima personale in Italia di Shinique Smith, afroamericana molto quotata negli USA, che combina la bellezza formale delle sue sculture, collage di abiti e oggetti legati da corde, e una critica sociale del problema globale del riuso e riciclo.

Attraverso il linguaggio, il colore e le stoffe Shinique Smith investiga la nostra crescente dipendenza nell’acquisizione di beni materiali, incoraggiando lo spettatore a prendere in esame gli svantaggi di un’economia basata sul consumismo.

Remastered è invece la personale di Zsolt Bodoni, giovane artista romeno che ha all’attivo esposizioni in Europa e negli USA. Le sue opere analizzano la strumentalizzazione delle immagini da parte del potere, recuperando i soggetti mitologici e monumentali del nudo femminile e della statua equestre per creare stanze cavernose abitate da cavalli con maschere a gas, languidi nudi, animali selvaggi e macchine da guerra.

Entrambe le mostre sono aperte fino al 22 dicembre.

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Amanti della vita, benvenuti a bordo!

 

”Amare la vita è così facile oppure così difficile come accettare qualsiasi cosa che la vita offre e osare chiedere sempre un po’ di più. Significa mettere a fuoco le cose che rendono davvero felici, piccole o grandi che siano, e fermarsi soltanto dopo averle raggiunte”

E’ evidente che Camper, il brand calzaturiero spagnolo, la vita la ama, e per lei è disposto a mettersi in gioco.
Questa volta la sfida si muove sulle turbolente acque degli oceani. E’ infatti notizia di agosto della partecipazione alla Volvo Ocean Race 2011-2012, al fianco di Emirates Team New Zeland.

CAMPER Lifelovers è il nome dell’imbarcazione V70 in gara, la cui veste grafica d’impatto è stata elaborata da Farrow, celebre studio di design inglese.
Proprio in Inghilterra, a Londra, si è svolta una delle presentazioni più emozionanti cui abbiamo avuto il piacere di partecipare. La V70 imponente nella sua veste rosso camper, ha solcato le acque del Tamigi, apparendo all’improvviso da dietro il Bridge Tower, che null’altro ha potuto fare se non inchinarsi, e aprire i suoi bracci per consentirne il passaggio.

Il viaggio di presentazione, iniziato da Palma, passando da Londra, ha avuto termine nella baia di Alicante dove il 5 novembre CAMPER with Emirates New Zeland, guidato dallo skipper australiano Chris Nicholson ha dominato il percorso costiero che ha dato il via alla gara.

La gara, tappa dopo tappa porterà i sei team partecipanti a Città del Capo, dopo oltre 6.500 miglia di navigazione.

Che il vento ti sia propizio, CAMPER. Noi. Nell’attesa di festeggiare il tuo arrivo, ci godiamo la collezione di abbigliamento e accessori ispirata alla Volvo Ocean Race.

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